Poesie vincitrici del concorso “L’inesauribile Segreto” – 2025 – Marzabotto

Performance 2025 nell’area archeologica del Museo Nazionale Etrusco Pompeo Aria di Marzabotto

A Marzabotto si è tenuto il concorso di poesie L’inesauribile Segreto, ve lo ricorderete. Qua potete trovare le migliori poesie selezionate dalla nostra giuria. Seguiteci per sapere quando si terrà il prossimo concorso! (tipo già adesso)

“Sulle rovine di fraseggi
passati e presenti,
inciampiamo 
in un Noi”

@ilgelodipessoa



Edizione 2025 – Le rovine

Cosa resta quando ciò che doveva durare si sgretola? Quando un amore, una casa, un’idea, persino una certezza, si incrina, cade, svanisce?
Restano le rovine. E tra le crepe, a volte, il fiato della poesia.

Le rovine sono ciò che sopravvive all’intero. Custodiscono tracce, domande, bellezza disordinata. Sono un invito a sostare, a guardare con occhi diversi ciò che sembrava finito. A volte si inciampa in esse per caso; altre volte si torna a cercarle con una nostalgia che non ha nome.

La seconda edizione di questo concorso si è lasciata ispirare non solo da pietre e colonne spezzate, ma da tutte quelle fratture — intime, storiche, familiari, tragicomiche — che fanno di ogni rovina un luogo da cui sboccia qualcosa. A volte un ricordo, a volte una risata. O una pianta grassa in una caffettiera bruciacchiata.

Le voci raccolte in queste pagine — dieci sguardi, dieci gesti — ci raccontano proprio questo: che il crollo non è mai solo perdita. Che nei detriti affiora un’eco, un’intuizione, persino un sorriso. Qualcuno ha scelto la memoria, qualcuno la rinascita, qualcuno ha attraversato l’ombra con le mani piene di semi. C’è chi ha dato voce al silenzio, chi ha trovato fiori nei ferri vecchi, chi ha danzato sulle macerie con una grazia ostinata.

Perché in fondo le rovine sono una forma di resistenza.
Non si reggono in piedi, ma restano.
Forse è questo l’inesauribile segreto:

che ciò che cade non sempre finisce

Eloisa Mineccia

ANCA ME’

E’ ancora notte, torniamo a letto, fidati

Invasa dalla dolcezza della fragilità, inedita per te
Di una bellezza disarmante, che mi carezza l’anima
Ti abbraccerei fino a romperti, mi limito a sostenerti
Ossa di argilla sotto le mie mani, pelle di pesca rugosa, vellutata

Uguali in questo: Come nel tuo incedere giovanile
con le gambe che salutano i fianchi, come i denti sempre rotti
come l’orgoglio della dignità, come la cocciutaggine
Uguali

L’amore tra noi si pratica, non si dice

La tua mente in balia di un “fermo immagine”
Ogni giorno diverso, ripetuto all’infinito

Ecco, fa capolino la lucidità: Ora ti riconosco, dignitosa, sospettosa, ruvida
Con la mente ai “Tugnin”
Ai tuoi morti, agli sfollamenti

Poi torni via, chissà dove sei: il sapone liquido sullo spazzolino, il pannolone sul
termosifone
Stai tranquilla. Ci penso io. E’ ancora notte. Fidati. Torniamo a letto

Senza dentiera sembri un fiore dai mille petali, che si chiude all’imbrunire
Un fiore incantevole
Ti accucci nel letto come una bimba sfinita, mi mandi un bacio
Con le labbra dai mille petali

“TI VOGLIO BENE” urlo

“ANCA ME”.

Monica Corsi

Abitare la frattura

Tra semi di resistenza,
eco di passi antichi,
muretti a secco e silenzi custoditi,
resta il segno di chi ha abitato la soglia.

Qui l’Appennino insegna il tempo lento,
il passo che ascolta,
la parola che resta.

I giovani crescono sulle soglie,
tra l’abbandono e la speranza,
nei loro occhi
il bagliore del possibile.

Sulla soglia avviene l’incontro:
uno sguardo che resta,
una voce che accoglie,
una presenza che non chiede perfezione

Questi luoghi non mancano,
custodiscono.
Hanno pietre che ricordano
e boschi che sanno accogliere.

Abitiamo la frattura
non come ferita,
ma come rinascita.

Sulle rovine,
nasce il gesto che resta.
Un Noi
che torna a desiderare.

Federica Mazzocchini

ALLAGAMENTO

Non avevo più tempo
“Prendi le tue cose e vai via da qui”
Cosa prendo?
Separare l’indispensabile
dal superfluo
Il tempo scorre ed è come se fossi
immobile
Intorno cose utili
ma superflue.
Ho deciso di salvare
le cose vive.
Prendo i gatti e fuggo via
dalla marea
dall’inesorabile acqua
dove puoi galleggiare
ma anche morire.

C’è un’enorme laguna
è pacifico adesso
tutto tace
la terra è esausta
ma continuerà a bere
per salvarci,
io ti prego,
un’altra volta.

Elena Moratelli

CANTARE PER SEMPRE

Non ho voglia di frugare dentro di me
alla ricerca di rovine.
La testa si fa vuota o troppo pesante
durante la ricerca da voi richiesta.
Ora non sono più quella, quindi che senso ha?
Si….mi ricordo vagamente il vuoto,
oppure la stanchezza, il non mangiare,
lo stare e basta.
Chi ero…ma come avevo fatto a ridurmi così?
Il nulla e il nulla ripetuto,
e neanche la paura. Solo il nulla.
Poi, come da fuori di me, a poco a poco
un basta, tanti piccoli basta.
Ma con levità ed amore, ritrovarmi per amore di me
e della piccole cose.
Non ascoltare nessuno, loro non sanno!
A volte mi affaccio con leggerezza
sull’orlo dell’abisso che ho attraversato,
in cui ho giaciuto.
Ed ora così, senza paura e con amore, non esiste più.

Statemi vicina… è così fragile la mia forza.
Ma non temo più il nulla,
so che basta dare voce ad un piccolo canto per cantare per sempre.

Paola Cinotti

Mi hai spinto

Mi hai spinto
e poi accusato di cadere
Mi hai tolto il sonno
e poi accusato di non farti dormire
Mi hai schiacciato
e poi mi hai detto che ero troppo a terra
Mi hai distrutto
e poi obbligato a raccogliere i resti

Hai voluto vedermi crollare
Per dimostrare la debolezza
Di ogni mia crepa

Hai voluto vedermi ballare
Sulle rovine della mia tristezza
Per godere di un’ integrità che si dissipa

Applausi nel silenzio
al grande scienziato
che esplica la tesi
del fuoco che brucia

Metti una mano
Tra sacro e profano
Amnesia dell’anamnesi
Che il futuro ricucia

Maya Bono

Tra le rovine di un castello

Un serpente dalla testa rossa,
rinchiuso in una torre
a ridosso delle rovine di un castello
succhia il sangue a chi incontra.
Attento al bambino,
dice il custode alla mamma
che lascia il figlio
libero di giocare!
Lei non sa nulla
di ciò che può accadere,
è nuova in paese.
Tocca la maniglia
il serpente Macalàs spinge la porta.
Sospira,
si fa rapire dal suo sguardo,
la morde,
mentre il bambino corre
in cerca di aiuto.

Manuela Mariani

DI TE E CON TE

Di te non so che fare
della tua devozione
del tuo borbottio serale
per il caffelatte del giorno dopo

Poteva andare peggio
tre ore a bollire _ tu _ e io a pedalare
tutto intorno fumo nero
ma hai aspettato che tornassi

Con te non so che fare,ora

Sarei ingrata se ti lanciassi
nel cassonetto di un centro di raccolta
tra vecchi ferri

riciclarti non è parola
adatta a te
semmai trasformarti

Riempirò il tuo
bricco bruciacchiato
un po’ di palline di argilla
a salire terriccio misto sabbia
e butti
di piantine grasse spinose
per fiori che durano un giorno

Morena Cremonini

Rovine di Prada è un posto e una borsa

Io sono una in diviso
spartita per me e per uno
mi piace uscire ma non troppo, che poi mi rovino.
La gente mi fa sentire spacciata, rovinata.
Mi cade la borsa
tutto il mio mondo si apre alla strada, i fatti in pubblico
usurati, strafatti.
Prada mi fa, le cose stanno in pochi posti:
prendi contro gli spigoli,
battezza gli angoli con i lividi,
parla in arcaico e pensa in pradese, vedrai, non ti rovini.
Ubbidiente ma sognante guardo il cielo e mi dico
Oggi il sole splende come non ha mai spleso.
Dentro di me un alveare
ci sono api che fanno il miele altre pungono
dopotutto sono una pensatrice…che rovina!
Diviso me e uno, sei tu.
Fuori rovine, ponti di pietra e la tua mano
il mio lieto fine.

Diletta Rocca

Borghetto sul Mincio

La metaquercia ci guarda
E ci giudica
Dall’alto della sua genetica
esperienza secolare

E mentre le alghe
Sono immerse nel brodo latteo
E resistono salde alla sua corrente,
Soffici cumuli s’inzuppano nel guado
Vibrando al passaggio di un’anatra annoiata.

Tra i nembi più fitti, la rocca
Diroccata si tuffa e fa il morto,
Mentre un cigno arrabbiato la squarcia
Frammentandone l’alta cima in più stralci.

Il cielo minaccia vendetta,
Con cumulonembi sempre più compatti e verticali. Ma intanto
L’anitra inzuppa il pane nel latte
E la torre ritorna a compattare
le sue centinaia di migliaia di sforme.

Annalisa Viola

Estate

Sono nata di giugno
con l’erba alta.
Nascosta tra fili bruni
giocavo con le lucciole.

Sei nato di giugno
con il sole intorno al viso.
Nel tuo sguardo un ruscello:
eri già riflesso del bosco.

Siamo nati di luglio
sulla cima di un monte,
come solenne processione
ci siamo uniti tra le rovine.

Rosibetti Rubino

Lettura delle poesie nell’area archeologica del Museo Nazionale Etrusco Pompeo Aria di Marzabotto – 2025

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